Adolescenti e musica un rapporto stretto che aiuta il processo di crescita
Autore:prof.Pino Fontana.
Quante volte ci capita di osservare ragazzi assorti nell’ascolto della musica, con le cuffiette collegate al cellulare? Se abbiamo figli o nipoti adolescenti ci sarà sicuramente successo di tentare di richiamare la loro attenzione sfilandogli un auricolare perché ascoltassero quello che cercavamo di comunicare loro.
Periodo difficile l’adolescenza! Si passa dalle certezze assolute dell’infanzia al rimettere in discussione qualsiasi cosa. A cominciare dalle figure più vicine, quasi sempre rappresentate da quelle genitoriali e dagli insegnanti, che da punti di riferimento indispensabili diventano quasi dei nemici, percepiti come limiti alla propria nascente autonomia.
Non si è più bambini ma non si è nemmeno adulti, non si hanno ancora gli strumenti per esserlo. Si va alla ricerca della propria identità, ci si sente confusi e fragili. Il bisogno degli adulti di riferimento e della loro approvazione è ancora forte ma contemporaneamente si tenta di sfuggire alle loro regole e di opporsi al loro modo di pensare nel tentativo di dimostrare a sé stessi che si è autonomi, che non si è condizionati dal giudizio degli adulti.
In questa età la produzione di ormoni esplode e tutto quello che accade viene enfatizzato e recepito dal cervello come estremamente importante. Tutto ciò che si prova si crede assoluto. E così è la musica: amplifica le emozioni, esalta i desideri, mette le ali alla fantasia, fa sentire liberi di immaginare e sognare.
È in questa fase che la musica assume un valore enorme, consente di confrontarsi con i propri umori che spesso, proprio a questa età, risultano essere faticosamente gestibili e difficilmente decifrabili.
Ascoltare musica ha per un adolescente anche un grande valore sociale. È da ragazzi che cominciamo ad ascoltare musica scelta da noi e spesso lo facciamo insieme agli amici. Ascoltare la stessa musica fa sentire parte di un gruppo e il genere musicale che si condivide con il proprio gruppo finisce per diventare una parte del nostro senso di identità.
La musica dà voce a quelle emozioni che si fatica ad esprimere ed ascoltarla è un modo per estraniarsi dal mondo e concentrarsi su sé stessi e sui propri stati d’animo, inoltre una canzone aiuta a rivivere un’esperienza emotiva già provata, a restare in contatto con essa rafforzando l’esperienza stessa, e la presenza di questo amico simbolico, colui che canta la canzone, diventa un sostegno che aiuta ad agevolare l’accettazione delle emozioni.
Capita spesso che questi personaggi finiscano per assumere appunto il ruolo di idoli diventando dei modelli da seguire perché rappresentano dei valori che l’adolescente sente di condividere, o perché hanno raggiunto degli obiettivi desiderabili, o perché manifestano degli aspetti della loro personalità che l’adolescente ammira e dei quali avverte il bisogno. Quando si inizia a pensare a come si vorrebbe diventasse la propria vita e si incontrano momenti in cui si pensa di non farcela, queste figure arrivano in aiuto diventando fonti di ispirazione.
È necessario differenziare tra un processo di identificazione in cui l’idolo prende il sopravvento su tutto il resto, allontanando dalla realtà, accentrando su di sé tutte le attenzioni fino a far trascurare gli impegni (ad esempio lo studio) e portando all’isolamento sociale, e una sana imitazione, in cui un idolo è imitato in maniera positiva e non si sostituisce alla realtà e alla quotidianità di un ragazzo, ma costituisce solo un esempio verso il quale indirizzare i propri sforzi.
.
Generalmente il genere musicale preferito ha la funzione di favorire l’identificazione in una cultura diversa da quella dei genitori aumentando la coesione del nuovo gruppo di appartenenza, quello degli amici.
La musica che ascoltano si differenzia spesso da quella degli adulti perché una delle sue caratteristiche deve essere di diventare un luogo in cui gli adulti sono esclusi.
Su questo vertono spesso le preoccupazioni dei genitori, che a fatica riconoscono alla musica dei loro figli il potere di esercitare una qualsiasi influenza positiva. Sarebbe utile soffermarsi ad ascoltare quella musica, le parole di quelle canzoni, considerandole come un messaggio che i ragazzi mandano agli adulti, un tentativo di comunicare loro qualcosa che non si riesce a comunicare in altro modo. Spesso quelle canzoni sono mezzi per veicolare messaggi di un certo spessore, denunce sul mondo e su quello che non va nella società.
Problematiche che sono sentite e che creano apprensione ma che non si hanno gli strumenti per poter affrontare in concreto. E anche questo è un sentimento nuovo: nell’infanzia tutto era possibile, ora si avvertono dei limiti e sentirsi incapaci di affrontarli sgomenta. La musica offre un mondo virtuale in cui rifugiarsi, un mondo dove, se non altro, l’adolescente si sente capito.
Il linguaggio, e in particolare il linguaggio musicale, cambia e gli adolescenti necessitano di qualcosa che possano sentire come loro e soltanto loro. Generalmente è una fase e l’ascolto delle scuole medie presto si ripudia per quello delle superiori, che a sua volta cederà il passo. Molto di quello che fanno gli adolescenti è indirizzato dalla moda, da ciò “che va”, che non può non piacerti: così questa ossessione delle marche, scarpe, vestiti, così la trap o alcuni tipi di rap.
Nell’adolescenza ci si trova a fronteggiare per la prima volta la domanda sul significato della vita. La faticosa ricerca del proprio posto nel mondo, del senso della propria esistenza. Per vivere un cambiamento di questa portata in modo costruttivo è necessario avere una motivazione, ossia individuare l’obiettivo verso cui indirizzare i propri sforzi. La società attuale presenta tante opportunità teoriche, ma spesso manca un’effettiva occasione di realizzazione delle stesse.
In questa realtà non c’è da stupirsi che un adolescente cerchi degli appigli, delle risposte, e quando pensa di averle trovate in una canzone, la ascolta e riascolta decine e decine di volte.
A tutti è capitato di sentire i nostri adolescenti che canticchiano la stessa canzone per giorni, settimane e forse anche oltre e spesso anche mentre noi stiamo cercando di stabilire un dialogo con loro.
Ascoltare una musica che ci piace fa sì che il nostro organismo rilasci dopamina, l’ormone del piacere, che allieta il nostro cervello con un senso di felicità e appagamento. Questo consente di trasportarci in una sorta di zona protetta dove ci sentiamo sicuri e dove possiamo staccare dalle problematiche che dobbiamo affrontare quotidianamente. Facile capire perché si vorrebbe protrarre questa sensazione all’infinito, per poter godere sempre di quel senso di benessere e di tranquillità che solo una situazione che già conosciamo come piacevole ci può dare.
La Musica è vita, partecipazione e compartecipazione, condivisione, crescita, interiorità, espressione di sentimenti ,di libertà e come ogni forma di arte stimola la creatività e allieva lo stress.
Prof. Giuseppe Fontana.

Lascia un commento