Autore:prof.Pino Fontana

La letteratura è un potente strumento di gioia, e soprattutto è un prezioso strumento didattico per educare i piccoli al rispetto reciproco. Tuttavia l’educazione ha bisogno di lentezza, cura, attenzione. Specialmente l’educazione emotivo-relazionale, la più urgente eppure la più trascurata. Se abbiamo sempre meno tempo da dedicare ai nostri ragazzi, difficilmente possiamo sperare in grandi cambiamenti. L’educazione non è più nelle mani della famiglia e della scuola, ma sta diventando quasi esclusivo appannaggio dei media. Una grande quantità di immagini trasmesse dai media sono basate sulla violenza, sull’omicidio, sulla sopraffazione. Gli eroi degli schermi spesso sono degli assassini. Il messaggio arriva. È l’antica metafora della strega che si traveste da vecchina buona per porgere la mela avvelenata. Sì, negli schermi si uccide perfino in nome dell’amore, una contraddizione folle ma presentata come fosse scontata. Immersi in quest’atmosfera confusa, i ragazzi restano preda di una grande insicurezza. Spesso non hanno coscienza del loro stato emotivo e assecondano reazioni istintive, impulsive, dando origine ad atti violenti gratuiti. I loro gesti assomigliano a quelli visti in televisione o in alcuni siti web. Sembra quasi che non esista un modello di controllo emotivo, a parte la difesa del proprio ego. Per essere rispettati, occorre imporsi, pressare. Nel rapporto uomo-donna, in special modo, la prevaricazione prende il posto dell’amore, come fosse normale basare le relazioni sul dominio fisico o psicologico. Ancora oggi si confonde l’amore con il potere. Per queste ragioni non possiamo più rimandare, dobbiamo dedicare alla didattica emozionale lo stesso livello di attenzione che dedichiamo all’insegnamento dell’alfabeto, delle funzioni algebriche o alla geografia.. Occorre modificare radicalmente l’approccio educativo nei confronti dei ragazzi, iniziare ad affrontare insieme a loro il tema della violenza, soprattutto della violenza di genere.  È indispensabile formarli ad un comportamento riflessivo, insegnare il rispetto dell’altro, soprattutto il senso della dignità. Parliamo con loro d’amore, confrontiamoci sui sentimenti. Sì, perché per spiegare la violenza ai ragazzi, dobbiamo innanzitutto riuscire a distingue l’amore dal non-amore.  Se non sappiamo riconoscere l’amore, rischiamo di rimanere intrappolati in tutto ciò che gli assomiglia vagamente, ma che invece è il suo opposto. Con il giusto dialogo educativo possiamo aiutare i piccoli a prendere consapevolezza delle proprie emozioni, affinché le vivano in armonia con gli altri.. La scuola è chiamata in prima linea ad intervenire per trasmettere il concetto di “dignità umana”. Ed ecco che ritorna utile il ricorso alla letteratura fiabesca.  La fiaba è come un sentiero attraverso il quale il bambino può accedere alla propria personalità. Il procedere della narrazione, infatti, è orientato in modo da creare interazione tra chi  racconta e chi ascolta. Il bambino si identifica con un personaggio nutrendosi delle sue qualità. Sceglie tra male e bene, e sceglie chi vuole essere. L’insegnante, attraverso la narrazione, lo aiuta a pensare, a sviluppare le proprie risorse interiori e la propria dignità. E non occorrerebbe nemmeno inventarne di nuove, le fiabe classiche sono già lì pronte per aiutarci a declinare i fatti umani più scabrosi, ma anche la bellezza della vittoria del bene. Nelle fiabe antiche, infatti, è ampiamente affrontato il tema della violenza, proprio perché è insita nell’animo umano. Sono storie preziose. Contengono il racconto dei nostri limiti, delle debolezze, ma anche l’invito a trovare una via d’uscita. Purtroppo, attualmente, la letteratura fiabesca è trascurata, spesso mortificata nei suoi contenuti. Le fiabe originali sono state edulcorate e stravolte, per farne un prodotto cinematografico da intrattenimento. Quanti conoscono davvero la storia di Cenerentola? La maggior parte di noi conosce soltanto la versione proiettata sui grandi schermi, quella delle zucche magiche, scarpette di cristallo e principi azzurri. Eppure è una delle opere letterarie più complesse. La trama accompagna il lettore in un singolare percorso dentro di sé, nelle zone più oscure della nostra interiorità, esplorando il concetto di dignità, con leggerezza, senza trasmettere angoscia o timori.

Tutte le fiabe classiche sono opere letterarie intense, non sono storielle per bambini come erroneamente si crede, bensì opere che derivano da leggende antichissime, adatte ad ogni età. Racchiudono la saggezza del tempo, quella che tendiamo a dimenticare, presi dalla fretta di ogni giorno. Per questo possiamo usarle per aiutare i piccoli, ma anche noi stessi, a riflettere sulla differenza tra amore e non-amore. Andiamo in cerca dei loro testi originali, ci sorprenderanno! Non è facile crescere e attualmente gli adulti non offrono dei grandi modelli. Usiamo, dunque, lo strumento meraviglioso delle fiabe. Non esiste un’età in cui cominciare a parlare d’amore, si può iniziare da subito, già da piccolissimi. In famiglia e a scuola, apriamo un libro di fiabe, leggiamolo insieme, ci farà bene. La fiaba è una metafora dell’esperienza umana. Le fiabe sono la raffigurazione di concetti astratti presenti nella vita, come il bene, il male, il bisogno, la sfortuna, la morte. Le fiabe svelano tutto ciò che non può essere detto altrimenti. Come nella vita, le fiabe raccontano un percorso di crescita, un processo di individuazione pieno di difficoltà, durante il quale non si ottiene “tutto e subito”. Dà la traccia delle rappresentazioni di sé nel mondo, ma anche dei rischi che ognuno dovrà affrontare: il principe deve partire per un lungo viaggio nel quale è costretto ad affrontare pericoli e superare prove prima di incontrare la sua principessa, insomma la foresta è grande e ci si può perdere o si possono incontrare mostri, ma il bambino capisce che è necessario vincere la paura e attraversarla. Esse sono anche storie di crudeli distacchi: il bambino comprende che qualcuno che lo ha accompagnato nella vita potrebbe lasciarlo per sempre e morire, per questo sono strumenti utili all’iniziazione alla vita. Attraverso esse, il piccolo impara “indirettamente” ad andare al di là da sé, impara a superare il dato immediato, esistenziale, e comincia a mettere “a problema” il suo essere nel mondo, seguendo affascinato le vicende dei personaggi. Indubbiamente, dunque, le fiabe insegnano la vita e l’arte del vivere, preparano a comprendere la coesistenza conflittuale del bene e del male in ogni azione umana, aiutano a entrare in contatto con i problemi della vita e insegnano ad affrontarli. Le fiabe, infatti, contengono messaggi nascosti che “parlano” all’inconscio del bambino indirizzandolo verso la scoperta della sua identità e suggerendogli le esperienze necessarie per sviluppare il suo carattere, contribuendo a fargli superare i problemi di crescita legati al bisogno di essere amati, al timore di non essere considerati, alla paura inconscia della morte e così via. Sono importanti perché offrono una risposta, non esplicita ma simbolica al senso della vita, e questo linguaggio simbolico della fiaba permette il collegamento tra aspetto emozionale e razionalità, fornendo gli strumenti per la crescita del bambino e contribuendo ad aumentare la sua autostima. Mentre ascolta la fiaba il bambino, cioè l’individuo in sviluppo, acquisisce delle idee sul modo in cui dare un ordine al “caos” originario che ha il suo mondo interiore, arrivando a comprendere certi universali che fanno parte dell’ambiente esterno e ad accettarne i principi di fondo, stabilendone priorità e categorie. La fiaba, dunque, aiuta il processo di crescita, di integrazione dell’io, di emancipazione, proprio perché mette ordine ai diversi aspetti del mondo interiore, sia a quelli consci sia a quelli inconsci.. I personaggi della fiaba vivono tutta la gamma delle emozioni (dalla paura, alla gioia, al coraggio, alla tristezza, all’amore, alla rabbia e così via) e i bambini si immergono in questo bagno emotivo indossando gli abiti di eroi ed eroine. I personaggi e gli eventi delle fiabe, dunque, personificano conflitti interiori e suggeriscono in maniera sottile come possono essere risolti. Ad esempio, identificandosi con l’eroe o l’eroina della fiaba il bambino/bambina può compensare le.

La fiaba, quindi, educa, aiuta a crescere e a diventare grandi, poiché permette al bambino la capacità di comprendere aspetti concernenti il suo mondo interiore.

La narrazione stimola  processi di elaborazione, interpretazione, comprensione, rievocazione, per descrivere, raccontare, spiegare e dare senso e significato all’interno dei contesti socio-culturali infatti i bambini  attivano due modalità caratterizzanti l’attività mentale degli esseri umani: la realtà e la fantasia.

La fiaba, infine, realizza una compartecipazione comunicativa reale, che coinvolge gli apprendimenti, le motivazioni, le espressioni creative sia di chi ascolta sia di chi racconta instaurandosi  durante la narrazione  un legame importante tra la persona che racconta e il bambino che ascolta, entrambi racchiusi in un unico spazio-tempo relazionale.

Oltre che per gli aspetti esaminati, l’utilizzo delle fiabe si caratterizza per il suo essere un vero e proprio ambiente di apprendimento capace di agire sull’alfabetizzazione. Questo non solo a scuola, ma anche prima dell’inizio del percorso scolastico, quindi in età prescolare, quando mamma, papà o i nonni leggono fiabe ai loro piccoli.

Oltre al gran valore affettivo che ricopre il momento in cui il genitore dedica il suo tempo al proprio figlio/a, il racconto di una fiaba favorisce anche una precoce familiarizzazione del bambino con il materiale narrativo, sia scritto sia presentato oralmente. La narrazione di una fiaba, quindi, costituisce la prima strada affinché il bambino possa entrare precocemente in contatto con la lingua scritta ricavandone piacere e insegnamento.

Infatti il bambino, ancor prima dell’inizio della “alfabetizzazione formalizzata”, incomincia a imparare indirettamente nuovi termini, ma anche le regole e le caratteristiche organizzative della lingua scritta, tra cui l’organizzazione strutturale, la coerenza (cioè la comprensibilità e non contraddittorietà dei significati espressi), i nessi coesivi (e, che, poiché, quindi, poi, allora …), entra in contatto con alcune regole convenzionali di organizzazione del materiale scritto o disegnato (andamento destra-sinistra, alto-basso, la linea di terra nei disegni eccetera), sviluppa il “pensiero narrativo” (che è la capacità di organizzare le esperienze in forma narrativa), scopre la dimensione spazio-temporale e così via.

Ad esempio la formula tipica con cui inizia una fiaba, “c’era una volta”, fa comprendere al bambino l’esistenza di una dimensione cronologica: c’era una volta in un tempo passato e probabilmente ora non c’è più. Ancora, rende consapevole il bambino dell’esistenza di una dimensione spaziale, offrendo l’informazione dell’esistenza di altri spazi che vanno al di là della propria casa: “in un paese lontano esisteva un regno …”, “il principe viaggiò per mari e monti …” e così via.

Attraverso la narrazione di una fiaba, il bambino attiva anche la capacità di memorizzazione, sviluppa la capacità di interazione, di osservazione (“perché…?) e di quella immaginativa, dilata i tempi di attenzione.

Durante l’ascolto di una fiaba il bambino scopre anche che l’immagine e le parole scritte si riferiscono e rappresentano qualcos’altro che non è presente. Questo è l’inizio di un nuovo funzionamento cognitivo basato sulla differenziazione significante – significato, importante per le future abilità legate al linguaggio scritto.

Nella fase prescolare, dunque, le abilità acquisite grazie alle fiabe diventano «l’anello di congiunzione tra le competenze orali e quelle scritte».

Prof. Giuseppe Fontana

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