SIGNORE & SIGNORI

Rubrica cinematografica a cura  di Ettore Canniello

Signore & signori è un film realizzato nell’estate del ’65 e presentato nel febbraio del ’66. Diretto da Pietro Germi, è stato vincitore del Grand Prix per il miglior film al 19º Festival di Cannes 1966, ex aequo con Un uomo, una donna di Claude Lelouch; ha ricevuto inoltre, il David di Donatello 1966 (miglior regista e miglior produttore) e i Nastri d’argento 1967 (migliore sceneggiatura, migliore attore non protagonista Gastone Moschin, migliore attrice non protagonista Olga Villi). Immagine che contiene testo, bianco e nero

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Il film è ambientato in un’imprecisata cittadina veneta, Rezega (le auto hanno un’immaginaria targa RZ); si tratta invece di Treviso, all’epoca una tranquilla cittadina che stava per diventare, proprio nel ’66 la provincia con reddito pro capite più alto in Italia.

Non per nulla nel ’66 viene fondata la Benetton, marchio iconico nella moda giovanile.

La trama è imperniata sulle vicende di una compagnia di commercianti e professionisti della medio-alta borghesia che dietro un’impeccabile facciata di perbenismo, nasconde una fitta trama sottintesa di tradimenti reciproci.

Perché lo abbiamo scelto: Si tratta di uno degli esempi più alti della commedia all’italiana degli anni sessanta. Curiosamente il film trae spunti da vere storie di provincia, esperienze personali di Luciano Vincenzoni, soggettista trevigiano autore di oltre ottanta soggetti che spaziano dalla commedia al giallo, al western, all’horror, allo storico, ed altri; nel film Vincenzoni, coautore con il regista, cura anche la sceneggiatura insieme a Pietro Germi, Age & Scarpelli ed Ennio Flaiano.

L’utilizzo del bianconero non fu dettato dalla scarsità di mezzi a disposizione o dall’alto costo della pellicola. Il produttore Robert Haggiagh avrebbe voluto il più squillante Technicolor ma prevalse la scelta stilistica del regista; ciò non influì sulla notevole distribuzione internazionale e sui riconoscimenti che il film ebbe.

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Descrizione generata automaticamenteInfatti, in USA e Gran Bretagna, la pellicola venne distribuita con il curioso titolo “The birds, the bees and the Italians” che parafrasa un modo di dire americano su come nascono i figli; in Francia e Belgio il titolo fu tradotto in Ces messieurs dames”, Mesdames et messieurs” o anche in Belles Dames, Vilains Messieurs” (Signore & signori); in Spagna con Señoras y señores” (Signore & Signori); in Germania Aber, aber, meine Herren…” (ma, ma, miei signori); in Grecia Κυρίες και Κύριοι” (“Kyries Kai kyriol”, cioè Signore e Signori).

Perché vederlo: La commedia all’italiana, definita così dai critici all’indomani del film “Divorzio all’italiana” (sempre per la regia di Germi) è un filone della commedia che nasce dopo il neorealismo (metà anni ’40 e ’50), negli anni Sessanta, quando l’attenzione degli autori di soggetti e dei registi si indirizzò verso la nascente borghesia. Vennero così prodotte commedie brillanti, con contenuti profondi e attuali: alle situazioni comiche e agli intrecci tipici della commedia tradizionale, si affianca infatti sempre, con ironia, una pungente satira di costume, che riflette l’evoluzione della società italiana di quegli anni.

Negli anni di maggior successo di questo tipo di film l’Italia vive il boom economico e un mutamento radicale della mentalità e dei costumi. I temi trattati sono quindi: la nascita di un nuovo rapporto con il potere e con la fede, la ricerca di nuove forme di emancipazione economica, sociale, nel lavoro, nella famiglia, nel matrimonio.

Perché rivederlo: Il film presenta le caratteristiche tipiche della commedia all’italiana che sono fondamentalmente: i protagonisti, ovvero famiglie e personaggi della borghesia; le ambientazioni, non più necessariamente nelle grandi città, ma nella provincia (dove è più evidente la nascita della borghesia); le colonne sonore, poiché per la prima volta la musica è importante non solo per sottolineare scene particolari ma diventa elemento portante, a volte anche invasivo, nella sceneggiatura. Da allora molti temi sono diventati famosi e tutt’ora riconoscibili grazie a brillanti autori come Rustichelli, Morricone, Piccioni e molti altri.

Infine, il film ha la peculiarità di anticipare il tema di “Amici miei”, ultima, non realizzata opera di Germi, affidata a Mario Monicelli (Gastone Moschin ebbe a dire che il significato del titolo è in una frase pronunciata da Germi prima di morire: “amici miei, ci vedremo, io me ne vado”).

Film non adatto ai minori per gli argomenti trattati, non venne censurato, anche se oggetto di critiche mosse a livello locale da molti concittadini di Luciano Vincenzoni perché dava discredito alla città ed ai suoi abitanti.

Il film è stato inoltre selezionato, all’interno della Mostra del Cinema di Venezia, tra i 100 film italiani da salvare,

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Descrizione generata automaticamenteE’ reperibile sul web, in DVD (piuttosto rara l’edizione in due dischi); viene riproposto in TV frequentemente; è disponibile in versione restaurata nel 1998 in tutti i formati citati.

Produzione Italia/Francia: Robert Haggiag per Dear Film Produzione/R.P.A., Les Films du Siècle, 1966; b/n, lunghezza 118 minuti. Musiche di Carlo Rustichelli.

Una locandina dell’epoca

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