Autore:prof.Pino Fontana.

“Binge drinking” è un’espressione che significa “abbuffata di alcolici” o “bere fino a ubriacarsi” ed indica l’assunzione di 5 o più bevande alcoliche in un intervallo di tempo molto ristretto (indicativamente 2-3 ore). Il fenomeno si traduce in un’immediata ubriacatura, con perdita del controllo. Il binge drinking è espressione di una moda giovanile, particolarmente diffusa tra i ragazzi di 18-24. Ed è considerata uno dei maggiori problemi di salute attuale sia per l’abbassamento della percezione del rischio correlata all’ubriacatura, sia per le conseguenze dell’intossicazione alcolica acuta che ne risultano. L’assunzione dii una quantità eccessiva di alcol in un periodo di tempo ridotto (da 30 minuti ad alcune ore) si traduce in un’intossicazione acuta. Inizialmente, il binge drinking determina una depressione dell’attività del sistema nervoso centrale, facendo diminuire l’ansia, la tensione e le inibizioni comportamentali. Al contempo, però, calano l’attenzione e la capacità di giudizio e di concentrazione. Il binge drinking provoca anche disturbi della memoria, incoordinazione motoria, vertigini, nistagmo, alterazioni dell’umore e rallentamento delle percezioni. L’andatura si fa incerta e l’eloquio impacciato. Altri effetti del binge drinking comprendono ipotensione, ipoglicemia e perdita di coscienza. Una grave intossicazione può evolvere in coma etilico ed alla morte per arresto respiratorio. Quando è un’abitudine frequente, il binge drinking può causare effetti negativi sui vari sistemi del corpo umano, come quello neurologico, cardiaco, gastrointestinale, ematico, endocrino e muscolo-scheletrico. In particolare, può indurre scompensi cognitivi a lungo termine e si associa ad un aumentato rischio di ischemie ed emorragie cerebrali. La strategia per contrastare il binge drinking prevede la diffusione di messaggi d’allerta rivolti all’opinione pubblica e di informazioni sui rischi potenziali del fenomeno. Inoltre, può rivelarsi efficace la messa a punto di programmi educatici e di assistenza specialistica.  .

Secondo un documento l’ISTITUTO SUPERIORE DI SANITA’ sono 786.000 i binge drinkers 11-25enni con 83.000 minori che bevono per ubriacarsi. Nel 2021 circa 1 milione e 370 mila ragazzi e ragazze di età compresa fra gli 11 e i 25 anni hanno consumato alcol secondo modalità a rischio per la loro salute. Tra gli 11 e i 25 anni, età in cui il cervello deve ancora maturare la corteccia prefrontale e la capacità cognitiva razionale che è attivamente minacciata e interferita dall’uso di alcol con danni irreversibili alle sue funzioni, il 18,6% dei maschi e il 12,8% delle femmine sono consumatori a rischio, con frequenze in diminuzione ma ben lontane per i minori dal valore atteso di zero. Il binge drinking ha interessato l’11,4 % dei maschi e il 6,4 % delle femmine. Evidenti le criticità legate al rispetto della legalità e delle norme che sottraggono l’alcol ai minorenni, per la nota incapacità di metabolizzazione dell’alcol e per i quali la Legge 189 dell’anno 2012 impone In Italia il divieto di somministrazione e vendita di bevande alcoliche. Nel 2021, 620.000 minori, il 16,5% dei maschi e il 14,2% delle femmine, hanno bevuto alcolici e sono consumatori a rischio che avrebbero richiesto e richiedono un’identificazione ormai tardiva e un intervento, che ancora manca, di counseling motivazionale, rivolto all’incremento della consapevolezza del rischio e dei danni causati dall’alcol, intervento incompatibile per tutti i giovani con il concetto erroneo del “bere responsabile”, inadeguato all’età. Tra i 18-20enni, il 72,3% dei maschi e il 62,2% delle femmine consuma bevande alcoliche, 300.000 secondo modalità a rischio, 279.000 si ubriaca. Circa 450.000 giovani tra i 21 e i 25 anni sono consumatori a rischio, il 19,9% dei maschi e il 10,9% delle femmine, 424.000 quelli che si ubriacano. Urgente una strategia nazionale dedicata ai giovani che miri agli obiettivi della Risoluzione del Parlamento EU per una strategia alcol zero e a quelli dell’OMS che da anni ha identificato il contesto e il target giovanile come alcohol-free.

 Il consumo di alcol in Italia è un fenomeno in continua evoluzione, infatti sono aumentate per entrambi i sessi le prevalenze dei consumatori teenager (14-16 anni) di super alcolici (+24,4%), di aperitivi alcolici (+46,1%) e dei consumatori fuori pasto (+50%); nel caso di queste ultime due tipologie di consumo le variazioni maggiori si registrano per il sesso femminile. Il modello di consumo mediterraneo, prevalente fino a pochi anni fa in Italia, che contemplava il consumo di bevande a più bassa gradazione alcolica durante i pasti principali, sembra esser stato sostituito da quello più caratteristico del nord Europa del bere fino ad ubriacarsi. L’ISTAT nel corso dell’Alcohol Prevention Day organizzato a Roma ad Aprile del 2006, ha confermato che la popolazione di 11 anni e più ha dichiarato di aver consumato alcol in eccesso in una sola occasione almeno una volta negli ultimi 12 mesi è passata dal 7,1% registrato nel 2003 all’8,4%. Le conseguenze legate a questo fenomeno, dannoso non solo per la salute stessa (maggiori probabilità di contrarre tumori, problemi al pancreas ed al sistema cardiovascolare, problemi gastrointestinali e neurologici, danni al sistema riproduttivo), risultano essere molteplici anche a causa dei così detti effetti secondari indotti da comportamenti a rischio sotto l’effetto dell’alcol:

  • La guida in stato di ebbrezza, che, a sua volta è la causa principale di incidenti stradali spesso mortali.
  • Le attività sessuali non pianificate che presentano per le donne il rischio di gravidanze indesiderate e per l’uomo il costringere un’altra persona ad avere rapporti con lui, oltre che, per entrambe, il rischio di contrarre malattie sessualmente trasmissibili come l’HIV (visto che nella maggior parte dei casi i rapporti avvengono senza protezione);
  • L’avere comportamenti violenti contro sé stessi e contro le altre persone
  • Provocare danni alle proprietà altrui
  • Il peggioramento delle prestazioni scolastiche che spesso conducono all’abbandono degli studi

Uno dei principali ostacoli alla diffusione di una corretta informazione e comunicazione sui rischi e danni causati dall’alcol è rappresentato dalle pressioni sociali al bere e dall’azione dei mass media e delle pubblicità che privilegiano l’uso dell’associazione di immagini di successo (ricchezza, sesso, salute, amicizia) al consumo di alcol proposto anche attraverso il ricorso a testimonial o personaggi famosi del mondo dello sport, della moda e del cinema.. Una ricerca effettuata dall’Osservatorio Nazionale Alcol e condotta nel 2000-2001 in collaborazione con l’OssFAD ha evidenziato che in 3mila ore di programmazione televisiva dei palinsesti televisivi di Rai, Mediaset e Telemontecarlo, la presenza di scene o situazioni inerenti il consumo di alcol si registra in media ogni 13 minuti. I risultati presentati in questo lavoro, non possono dimostrare se tale relazione sia efficace ed efficiente ai fini dei fenomeni di abuso ma il riscontro dell’uso (più che del consumo) sempre più frequente da parte dei giovani di bevande che ricevono, nei fatti, una maggiore promozione commerciale o pubblicitaria, in parte sollecita un ripensamento sulle influenze che i giovani subiscono nell’ adozione scarsamente informata di stili di consumo e modelli del bere che non rientrano nel modello mediterraneo , che allontanano sempre di più i giovani dalla pratica della moderazione che oggettivamente appare di difficile attuazione in contesti extra-familiari che non concedono, spesso, alternative.

Prof. Giuseppe Fontana

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