
Titolo originale: Un ragazzo di Calabria. Produzione: 1987 Italia-Francia. Regia: Luigi Comencini. Durata: 108 min..
Principali interpreti: Gian Maria Volonté (Felice); Diego Abatantuono (Nicola, il padre); Thérèse Liotard (Mariuccia, la madre); Santo Polimeni (Mimì).
Calabria, 1960. Mimì è un ragazzino tredicenne che nutre una passione innata e sviscerata per il podismo. Qualsiasi occasione come andare a scuola o a lavorare nei campi è buona per lasciare andare i suoi piedi e correre. Ma il padre, uomo povero, guardiano di un manicomio, costretto ad un lavoro così umile perché ignorante e inadatto ad altri mestieri, vuole a tutti i costi che il figlio studi, per imparare una professione. Mimì invece, aiutato e incoraggiato dalla madre e da Felice, lo zoppo che guida la corriera del paese e che lo aiuta ad allenarsi, sogna l’etiope Abebe Bikila (Abbäbá Biqilá 1932–1973, vincitore nella maratona ai Giochi della XVII Olimpiade dell’era moderna di Roma), e proprio come il suo eroe corre scalzo, di nascosto dal genitore che non ne vuole sapere di questa sua strana passione. Niente sembra fermarlo. Grazie alla propria caparbietà, egli viene selezionato per i giochi della gioventù che si svolgono a Roma. E’ un film sui sogni di un ragazzo e sull’emulazione di un uomo, mito del suo tempo che ha rappresentato a lungo un simbolo di riscatto di un paese intero (se la prima medaglia d’oro olimpica di un paese africano vi sembra poca cosa!…). I ruoli drammatici sono interpretati da due attori dei quali uno, Gian Maria Volonté era già un affermato attore con una straordinaria capacità a rivestire tali ruoli mentre Diego Abatantuono, all’epoca fece il suo esordio in un ruolo diverso da quelli sino ad allora cucitigli addosso. Il risultato fu “Eccezzziunale Veramente!…”
Perché vederlo?
E’ un film per tutta la famiglia, particolarmente indicato per i piccoli che vengono avviati ad attività sportive. Il film fa comprendere come sia importante accompagnare i figli a seguire i propri sogni, senza contrastarli o, peggio, spingendoli ad una eccessiva ed innaturale competitività. Il tema adolescenziale e l’approfondimento del contesto psicologico familiare nell’ambientazione rurale, degli interpreti principali, sono un punto di forza del film anche grazie al prezioso contributo del cast nello sviluppo della storia.
Perché rivederlo?
Film, un po’ sottovalutato dalla critica dell’epoca, scritto con la esordiente Francesca, sua figlia e Ugo Pirro. Luigi Comencini ha diretto pregevoli film che spaziano tra vari generi (commedia all’italiana, drammatico, giallo, ecc.) ma ha realizzato anche numerosi progetti cinematografici e soprattutto televisivi dedicati ai ragazzi. Chi non ricorda il bellissimo Pinocchio televisivo, realizzato successivamente anche in versione cinematografica?
Film ampiamente disponibile in streaming su piattaforme TV on demand, nel catalogo di RAIPLAY, in DVD. Per il suo valore educativo non dovrebbe mancare in una videoteca scolastica dalla scuola primaria in su, raccomandato per le Associazioni sportive giovanili.
Alcune piccole curiosità.
La storia narrata è ispirata alla figura di Francesco Panetta, calabrese di Siderno, primatista italiano nei 3000 metri siepi, che nel 1987 vinse l’oro ai mondiali di atletica svolti a Roma.
Nella parte di Crisolinda, la ragazzina bionda ricca, c’è una giovanissima Giada Desideri, qui al suo debutto, presente con il suo nome (Maria) Giada Faggioli; in seguito, diverrà apprezzata attrice teatrale, cinematografica e televisiva.
Il protagonista Santo Polimeno, Mimì, come in gran parte dei film di Comencini, è un ragazzo con nessuna esperienza artistica, selezionato sul posto delle riprese.
L’attrice francese Thérèse Liotard (Mariuccia) è stata vincitrice nel 1991 del premio César dell’Académie des arts et techniques du cinéma di Franciacome migliore attrice non protagonista.
Il paese che Mimì attraversa di corsa scalzo è Pentedattilo, frazione abbandonata di Melito di Porto Salvo (RC), comune dove invece si trova la scuola.
La pregevole colonna sonora è caratterizzata dalle musiche di Antonio Vivaldi, in particolar modo estratte dal suo Concerto in do maggiore per mandolino archi e cembalo, opera non comune nel panorama musicale barocco e nella produzione vivaldiana che qui usa per la prima volta uno strumento popolare nella musica colta.
(Ettore Canniello 14/03/2024)

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