Giovani e religiosità
Autore : prof. Giuseppe Fontana
L’universo religioso dell’Occidente, seppure ancorato alla tradizione cristiana, appare sempre più caratterizzato da una pluralità di convinzioni e dalla convivenza di differenti religioni, che trasforma il tratto religioso del singolo individuo in un percorso personale e non più ereditario e quindi alla costruzione di un credo personale, non più circoscrivibile in una fede o in una religione ma in una forma di intima religiosità, di intimo rapporto con le proprie divinità e spiritualità.
Anche in Italia, la religione ha perso il vincolo dell’osservanza, per diventare sempre più un oggetto di preferenza, un fatto individuale e privato. Dentro la società dell’incertezza, anche il credo è un processo aperto, segnato dalla selezione dei singoli individui alle credenze a cui aderire. Appare oramai evidente nei giovani la presa di distanza da una adesione automatica a un credo in base alla socializzazione religiosa forzosamente ricevuta; si va così indebolendo nelle nuove generazioni dell’Italia il riconoscimento culturale e relazionale nei confronti della Chiesa, tanto da far parlare di prima generazione incredula.
La maggior propensione dei più giovani verso posizione atee o agnostiche, due concetti comunque completamente fra loro in antitesi, può essere interpretata in due modi differenti. Si potrebbe formulare una prima ipotesi di tipo generazionale, la quale attribuisce la differenza a un vero e proprio cambiamento nella popolazione giovanile, caratterizzata sempre più da un progressivo distacco dalla religione cattolica e dalla religione in generale. È però probabile una seconda ipotesi, evolutiva, secondo la quale tra l’adolescenza e la giovinezza, la religione è messa in discussione per essere poi progressivamente recuperata con maggiore consapevolezza.
Certamente una parte minoritaria di giovani negano l’esistenza di qualsivoglia divinità, quindi sono fondamentalmente atei, altri ancora riconoscono la propria incapacità, in quanto umani, di conoscere l’assoluto, quindi sono agnostici, oppure molti altri cadono nel disinteresse e nell’indifferenza verso ogni genere di problemi umani e quindi sono fondamentalmente cinici e alienati.
Un’altra importante distinzione è fra religiosità e religione, che molti confondono con dubbia buona fede. Infatti La religiosità è un sentimento che l’uomo prova verso una divinità. Si tratta di un’esperienza personale e intima, che può manifestarsi in modi diversi a seconda della cultura e della religione. La religione, invece, è un insieme di pratiche e credenze che mettono in pratica il sentimento di religiosità e che quindi dipende da fattori esogeni e non endogeni, che giungono non dalla ricerca spirituale della persona ma dalle imposizioni familiari e sociali.
Concludendo e ripetendo quanto risulta, i giovani a più alto grado di cultura esercitano delle proprie scelte individuali non più dalla imposizione, ma piuttosto dopo proprie ricerche spirituali, mentre i giovani con cultura medio bassa si allontanano dalla Chiesa in quanto istituzione, di cui hanno perso ogni forma di fiducia prprio perché istituzione e non più in grado di essere da esempio.
Prof. Giuseppe Fontana


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