Un potente terremoto di magnitudo 7.1 ha colpito il Sud-Ovest del Giappone, gettando nel panico le prefetture costiere di Miyazaki, Kochi, Oita, Kagoshima ed Ehime. L’Agenzia Meteorologica Giapponese (JMA) ha prontamente attivato un’allerta tsunami, avvisando di possibili onde alte fino a un metro. Sebbene l’allarme tsunami sia successivamente rientrato, le autorità hanno invitato i cittadini a mantenere la massima prudenza.

Il sisma si è verificato alle 16:43 ora locale (9:43 in Italia) e ha avuto origine a una profondità di 30 chilometri al largo della costa della prefettura di Miyazaki, situata nell’isola meridionale di Kyushu. Questo evento sismico ha generato una forte preoccupazione, in quanto il Giappone è uno dei Paesi più attivi dal punto di vista tettonico, trovandosi all’incrocio di quattro grandi placche tettoniche lungo il bordo occidentale dell’Anello di Fuoco del Pacifico.

In seguito alla scossa principale, altre due scosse di minore intensità sono state registrate nella stessa zona, con magnitudo rispettivamente di 4.6 e 4.8, secondo quanto riportato dal sito giapponese. Tuttavia, il sito dell’Istituto Geofisico Statunitense (USGS) ha successivamente rettificato le informazioni, affermando che il Giappone è stato colpito da un solo forte terremoto di magnitudo 7.1, eliminando dalla sua mappa mondiale dei terremoti la scossa inizialmente segnalata di magnitudo 6.9.

Il governo giapponese ha immediatamente istituito una task force speciale per gestire l’emergenza. Le autorità locali hanno consigliato ai residenti delle aree colpite di stare lontani dalle coste e dai corsi d’acqua, in attesa di ulteriori aggiornamenti. Il sistema di allerta tsunami degli Stati Uniti ha confermato la forte scossa davanti alla costa sud-orientale del Giappone, mantenendo alta l’attenzione sull’evoluzione della situazione.

La scossa di magnitudo 7.1 ha riacceso i timori di un possibile “megaterremoto” lungo la fossa di Nankai, una delle aree sismicamente più attive e pericolose del Giappone. La fossa di Nankai, situata al largo della costa meridionale di Honshu, è una depressione lineare del fondo oceanico che copre una faglia responsabile di alcuni dei terremoti più devastanti della storia giapponese. L’Agenzia Meteorologica Giapponese, per la prima volta, ha lanciato un allarme specifico per questa area, in risposta al sisma di 7.1 registrato oggi.

Secondo le stime del governo giapponese, c’è una probabilità del 70-80% che un terremoto di magnitudo 8 o 9 si verifichi lungo la fossa di Nankai entro i prossimi 30 anni, con potenziali conseguenze catastrofiche: si teme che il numero di morti possa superare quota 320.000. In questo contesto, la commissione di esperti ha esortato la popolazione a prepararsi per ogni eventualità, sottolineando l’importanza di piani di evacuazione e misure di prevenzione.

L’Ambasciata d’Italia in Giappone, in stretto raccordo con la Farnesina, sta monitorando attentamente l’evoluzione della situazione nell’area sud-occidentale del Giappone. Attraverso un post su X, rilanciato dal Ministero degli Esteri, la sede diplomatica a Tokyo ha assicurato che tutte le misure necessarie per garantire la sicurezza dei cittadini italiani nel Paese sono state adottate e che il coordinamento con le autorità locali rimane costante.

L’evento sismico di oggi, sebbene non abbia causato gravi danni immediati, ha sollevato questioni cruciali sulla sicurezza sismica e sull’importanza di una preparazione adeguata per affrontare possibili catastrofi naturali. Con la fossa di Nankai sotto stretta osservazione, il Giappone si trova in una posizione delicata, dove la prevenzione e la prontezza rimangono fondamentali per minimizzare l’impatto di eventuali futuri terremoti di grande magnitudo.

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