Rocco Michele Renna
Ieri, come ogni anno, ho visitato la Fiera di San Giorgio di Gravina in Puglia (BA), giunta alla sua 731ª edizione. Il primo giorno di apertura è sempre l’occasione per una prima ricognizione: ingresso gratuito, un rapido giro tra gli espositori e la valutazione di eventuali contenuti interessanti. Se qualcosa cattura la mia attenzione, ritorno nei giorni successivi, pagando il biglietto per approfondire ciò che davvero merita.
Quest’anno, però, la sorpresa è stata tutt’altro che positiva e non ci tornerò nei giorni seguenti. Nonostante la recente istituzione di un ente fiera, nato in extremis, l’organizzazione ha seguito il solito copione: decisioni prese all’ultimo momento, una gestione approssimativa che sembra ignorare l’importanza storica di uno degli eventi fieristici più antichi d’Europa.
La Fiera di San Giorgio affonda le sue radici nel medioevo e ha rappresentato per secoli un punto di riferimento per scambi commerciali e incontri tra mercanti. Nata ufficialmente nel XIII secolo, sotto la signoria degli Altavilla, si è evoluta nel tempo fino a diventare un evento di rilievo per l’intero Mezzogiorno d’Italia. Eppure, negli ultimi anni, l’approssimazione organizzativa rischia di comprometterne definitivamente il prestigio.
Oggi, molti la descrivono come un paziente in fase terminale, abbandonato dai suoi “medici”, coloro che dovrebbero curarla e garantirne la sopravvivenza. Più che lavorare per una ripresa concreta, sembrano limitarsi a una presenza di facciata, una mera passerella istituzionale. Quest’anno, per una coincidenza tragica, neppure quella: la morte di Papa Francesco ha sottratto ai rappresentanti locali l’occasione di sfilare e mostrarsi.
Ora, con un ente fiera finalmente costituito, il prossimo anno rappresenterà la prova decisiva. Sarà il momento di dimostrare se esiste una reale volontà di rilancio o se si continuerà a improvvisare nei soliti due mesi di preparativi. Se così sarà, Gravina perderà definitivamente il suo evento storico. Il paziente sarà deceduto e i suoi presunti curatori si limiteranno a discutere il trattamento postumo, trasformando il tutto nell’ennesima sfilata senza sostanza.


Lascia un commento