Rocco Michele Renna
C’è un detto che mi porto nel cuore da sempre, come un filo invisibile che lega le generazioni:
“La Maronn ogn pais s’n port iun in ciel.”
La Madonna, da ogni paese, ne porta uno in cielo.
Lo sentii la prima volta da mia madre, una donna di Genzano di Lucania, con gli occhi pieni di storie e la voce che sapeva di pane caldo e saggezza antica. Lo diceva sottovoce, quasi cantilenando, quando Ferragosto si avvicinava e qualcuno proponeva una gita magari al mare.
“Meglio stare a casa, figliù… oggi la Madonna sceglie.”
Non capivo bene da bambino, ma quelle parole mi mettevano una strana quiete addosso. Non paura, ma rispetto. Come se il giorno dell’Assunta fosse sospeso tra cielo e terra, e ogni passo dovesse essere fatto con attenzione.
In questi giorni, un amico, mi racconta di un suo viaggio ad Avigliano. Tornò da quel paese con un racconto che mi ha fatto sobbalzare il cuore.
Aveva sentito una nonnina cantare per strada, con quella voce sottile che solo gli anni sanno dare. Cantava proprio quel detto, in dialetto lucano, come fosse una preghiera o una ninna nanna per gli adulti:
“La Maronn ogn pais s’n port iun in ciel…”
Mi tornò in mente mia madre. Il suo sguardo serio, il modo in cui si fermava un attimo prima di pronunciarlo. Non era superstizione, era cultura. Era il modo in cui la gente di Genzano, di Avigliano, di tutta la Basilicata, dava forma al mistero della vita e della morte.
Ferragosto, per noi, non è solo grigliate e fuochi d’artificio. È il giorno dell’Assunzione di Maria, quando la Madonna “sale in cielo” e, secondo la tradizione, porta con sé un’anima da ogni paese.
Questa credenza ha radici profonde:
-Religiose, legate alla devozione mariana e alla sacralità del giorno.
-Prudenti, perché il 15 agosto è anche uno dei giorni con più incidenti in acqua. Il detto diventa un modo per mettere in guardia, soprattutto i giovani.
-Culturali, perché tramanda un senso di comunità, di rispetto per il destino e per la vita.
Il dialetto lucano ha una musicalità tutta sua. Dire “La Maronn ogn pais s’n port iun in ciel” non è solo parlare: è evocare. È dare voce a una fede che non ha bisogno di teologia, ma vive nei gesti, nei silenzi, nei consigli delle madri e delle nonne.
Oggi, quando Ferragosto arriva, non posso fare a meno di ricordare mia madre. Non importa dove mi trovi: sento la sua voce, dolce e ferma, che mi dice di stare attento.
E sento anche quella nonnina di Avigliano, che cantava per strada, inconsapevole di aver riacceso in me un ricordo prezioso.
Perché in fondo, “la Madonna non porta via solo qualcuno”. Porta con sé anche le parole, le emozioni, le tradizioni. E ci lascia il compito di custodirle. Buon ferragosto a tutti i nostri lettori


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