



Ambiente
Difendere il suolo per costruire il futuro
Di Alessandro Citarella
Set 9, 2026 #cemento e demografia, #consumo di suolo, #Italia, #spopolamento, #sud, #testo unico sul suolo
Consumo di suolo
Il consumo di suolo rappresenta oggi una delle principali criticità territoriali del Paese. Con questa espressione si indica la trasformazione di terreni agricoli, naturali o seminaturali in superfici urbanizzate destinate a edifici, infrastrutture, attività produttive o commerciali. Si tratta di un processo che riduce una risorsa sostanzialmente non rinnovabile e che incide sulla capacità del territorio di svolgere funzioni essenziali, dall’assorbimento delle acque piovane alla tutela della biodiversità fino alla mitigazione degli effetti del cambiamento climatico. Il fenomeno viene monitorato annualmente dall’ISPRA e dal Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente. [isprambiente.gov.it],
La questione non riguarda soltanto l’ambiente. Riguarda il modo in cui immaginiamo lo sviluppo del Paese nei prossimi decenni. Ogni metro quadrato di terreno impermeabilizzato riduce infatti la capacità del territorio di adattarsi agli eventi meteorologici estremi, aumenta il rischio di dissesto idrogeologico e sottrae superfici preziose all’agricoltura e agli ecosistemi naturali. Per questo motivo il consumo di suolo è diventato uno degli indicatori più importanti per valutare la sostenibilità delle politiche territoriali.
Anche l’Unione Europea considera il tema una priorità strategica. Il Green Deal europeo e la Strategia Europea per il Suolo puntano a ridurre il consumo netto di territorio e a promuovere il recupero delle aree già urbanizzate, nella consapevolezza che il suolo rappresenti una risorsa fondamentale per la sicurezza alimentare, la biodiversità e la resilienza climatica.
Una questione particolarmente rilevante per il Mezzogiorno
Se il problema è nazionale, nel Mezzogiorno assume caratteristiche ancora più significative. Le regioni meridionali custodiscono una parte rilevante del patrimonio paesaggistico, agricolo e naturalistico italiano. Agricoltura di qualità, turismo, produzioni agroalimentari, tutela del paesaggio e biodiversità rappresentano risorse strategiche per lo sviluppo economico del Sud. [isprambiente.gov.it]
La perdita di suolo fertile non comporta soltanto un danno ambientale. Significa ridurre opportunità economiche, compromettere produzioni agricole di pregio e indebolire uno dei principali fattori competitivi del Mezzogiorno: la qualità del territorio. Ogni ettaro sottratto all’agricoltura o agli ecosistemi naturali è una porzione di capitale collettivo che viene progressivamente ridotta.
La situazione appare ancora più delicata nelle aree costiere di Campania, Calabria e Sicilia, dove la pressione urbanistica ha spesso modificato in modo irreversibile paesaggi e habitat naturali. In territori già esposti agli effetti del cambiamento climatico, l’impermeabilizzazione del suolo contribuisce inoltre ad aumentare il rischio di allagamenti, erosione costiera e dissesto idrogeologico.
I dati che meritano attenzione
Le differenze regionali aiutano a comprendere meglio il fenomeno.
La Basilicata presenta uno dei valori più elevati d’Italia in termini di suolo consumato pro capite, con circa 602 metri quadrati per abitante, ben al di sopra della media nazionale di 366 metri quadrati. [notiziedaiparchi.it]
Campania e Sicilia mostrano invece valori inferiori alla media nazionale, ma questo dato è influenzato dall’elevata densità abitativa e non elimina le criticità presenti nelle grandi aree urbane e lungo le fasce costiere. [notiziedaiparchi.it]
Anche la Calabria, pur caratterizzata da una minore pressione edilizia rispetto ad altre realtà italiane, continua a confrontarsi con fragilità territoriali legate al dissesto idrogeologico, alla frammentazione degli ecosistemi e alla gestione del territorio interno.
Un dato particolarmente significativo riguarda il rapporto tra consumo di suolo e andamento demografico. In molte aree del Mezzogiorno la popolazione diminuisce mentre continua la trasformazione del territorio. In altre parole, si consumano nuove superfici anche dove non cresce la domanda abitativa o produttiva. Secondo ISPRA, questo squilibrio rappresenta uno degli aspetti più critici in termini di sostenibilità territoriale.
Un breve confronto con il Nord
Un confronto con il Nord aiuta a comprendere meglio la specificità della questione meridionale.
Nelle regioni settentrionali il consumo di suolo è spesso legato alla forte concentrazione industriale, logistica e infrastrutturale che accompagna la crescita economica. Nel Mezzogiorno, invece, il fenomeno si manifesta frequentemente in contesti caratterizzati da spopolamento, aree produttive dismesse, immobili inutilizzati e centri storici in progressivo abbandono.
Mentre nel Nord il dibattito riguarda prevalentemente la gestione della crescita, nel Sud riguarda soprattutto la qualità dello sviluppo e la valorizzazione del patrimonio esistente. Il Mezzogiorno non soffre tanto di scarsità di spazio quanto di una insufficiente valorizzazione di ciò che già possiede. Migliaia di immobili inutilizzati, aree industriali dismesse e borghi in declino testimoniano come il problema non sia la mancanza di nuove superfici edificabili, ma l’assenza di strategie efficaci di recupero e riuso.
Alcune proposte realistiche
Contrastare il consumo di suolo non significa bloccare lo sviluppo, ma orientarlo verso modelli più efficienti e sostenibili.
La nostra proposta è di varare il ” Testo Unico Nazionale sul Suolo “, che dovrebbe prevedere una specifica strategia per le regioni meridionali, orientata alla rigenerazione urbana, al recupero dei centri storici, alla valorizzazione delle aree interne e alla tutela delle superfici agricole produttive.
Lo Stato dovrebbe fissare obiettivi minimi vincolanti di riduzione del consumo di suolo, lasciando a Regioni e Comuni la possibilità di intervenire esclusivamente in senso migliorativo, attraverso livelli più elevati di tutela ambientale e paesaggistica. Un modello che consentirebbe di superare l’attuale frammentazione normativa e di trasformare la difesa del territorio in una vera politica di sviluppo.
Tra le misure concretamente realizzabili si possono indicare:
priorità al recupero degli immobili inutilizzati e delle aree industriali dismesse;
incentivi alla rigenerazione dei centri storici e dei piccoli comuni soggetti a spopolamento;
limitazione del consumo di nuovo suolo agricolo quando esistono aree già urbanizzate disponibili;
maggiore tutela delle aree costiere e dei territori a più elevato rischio idrogeologico;
agevolazioni fiscali per chi recupera e riutilizza il patrimonio edilizio esistente;
creazione di banche dati regionali delle aree abbandonate da destinare a nuovi progetti produttivi, sociali e culturali.
Una scelta di futuro
La tutela del suolo non può essere considerata soltanto una politica ambientale. Per il Mezzogiorno rappresenta una vera e propria strategia di sviluppo. Difendere il territorio significa proteggere agricoltura, paesaggio, turismo, biodiversità e qualità della vita delle comunità locali.
In una fase storica segnata dal cambiamento climatico e dal declino demografico, la vera sfida non consiste nel costruire di più, ma nel valorizzare meglio ciò che già esiste. È da questa consapevolezza che può nascere una politica del territorio capace di coniugare sviluppo economico, sostenibilità e interesse delle generazioni future.
Alessandro Citarella

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